News / sala stampa

20 Dicembre, 2019

La conferenza stampa indetta dalle Associazioni dei comunicatori ha fatto emergere con forza la volontà di trasparenza, informazione e coinvolgimento su decisioni che riguardano le differenze tra la professione del giornalista e quelle dei comunicatori, i contratti collettivi nazionali di lavoro consolidati nel tempo e il sistema previdenziale pubblico. Anche perché, per autorevoli esperti, l’ingresso dei comunicatori nell’INPGI è un’idea sbagliata.

Altrettanto forte il messaggio di solidarietà e la volontà di sostenere le future pensioni dei giornalisti con soluzioni già praticate in casi analoghi

Roma, giovedì 19 dicembre 2019. Il giornalismo e la comunicazione sono professioni profondamente diverse, per scopo e modalità di produzione. Unificare queste professioni a livello prima previdenziale nell’INPGI e poi contrattuale, teorizzando un ipotetico contratto per giornalisti-comunicatori, è illogico e privo di fondamento sia sul piano professionale sia sul piano lavoristico-contrattuale.

Questo il punto di partenza della conferenza stampa indetta oggi a Roma dalle Reti delle Associazioni dei comunicatori.

Le Associazioni contrastano il disegno di legge che prevede l’ingresso nell’INPGI dei comunicatori, in primo luogo perché tutto è stato fatto a insaputa dei diretti interessati e delle Associazioni che li rappresentano. Poi perché non c’è nulla di chiaro. Quali strumenti sarebbero messi in atto per individuare quei professionisti che svolgono attività pertinenti alla Comunicazione con contratti di subordinazione afferenti ai CCNL di settore? Che cosa si prospetterebbe loro entrando nell’INPGI? Le ricadute sul mercato sarebbero pesantissime, sia sul welfare sia sui livelli occupazionali.

Le Reti delle Associazioni dei comunicatori si sono mosse per tutelare i propri iscritti, ma anche il sistema previdenziale pubblico e, quindi, stanno agendo per tutelare i diritti di tutti gli italiani. A detta del presidente dell’Inps Pasquale Tridico, dell’economista ed ex presidente dell’Inps Tito Boeri, del Consigliere economico alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Alberto Brambilla e di altri rappresentanti di istituzioni interessate, esperti e gruppi politici, allargare la base contributiva dell’INPGI è un’idea sbagliata che avrebbe conseguenze negative non solo per gli interessati. Tutti hanno a cuore il futuro dei giornalisti e del loro ente previdenziale, che vanno tutelati, ma non a discapito dei comunicatori.

In chiusura della conferenza stampa congiunta, i rappresentanti delle Associazioni dei comunicatori hanno illustrato i loro obiettivi: fare chiarezza sulla fattibilità dell’operazione, ribadire una ferma opposizione a qualsiasi operazione legislativa di natura puramente contabile che punterebbe a privilegiare una categoria a dispetto di un’altra, esigere un Piano strategico di lungo periodo per salvaguardare le pensioni, non solo dei comunicatori, ma anche quelle dei giornalisti. Ecco perché è urgente che le Istituzioni costituiscano al più presto un Tavolo Tecnico per discutere – con tutti i soggetti coinvolti – del futuro dell’Informazione e della Comunicazione. Alla pari.

Presenti alla conferenza stampa congiunta:

Maurizio Incletolli, Presidente ASCAI, Associazione per lo sviluppo della Comunicazione Aziendale,

Mario Mantovani, Presidente CIDA, Confederazione Italiana Dirigenti e Alte Professionalità,

Tiziana Sicilia, Presidente COM&TEC, Associazione italiana per la comunicazione tecnica,

Angelo Deiana, Presidente CONFASSOCIAZIONI, Confederazione Associazioni Professionali,

Rita Palumbo, Segretario Generale FERPI, Federazione Relazioni Pubbliche Italiana,

Andrea Cornelli, Vicepresidente UNA, Aziende della Comunicazione Unite

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