News / attualità

28 Ottobre, 2016

Nella sua rubrica Pasquale Diaferia, prendendo spunto dagli incontri sul territorio italiano organizzati da ACE (AssoComEvents), riflette sull'importanza della cultura, del talento e delle idee come asset, per l'Industry della comunicazione, da cui ripartire dopo anni di crisi. Riguadagnando rispetto dei clienti, reputazione e uno stile originale e “nostro” di comunicare.

Quando la più grande associazione del nostro mercato parte per un tour lungo ed impegnativo proprio sui territori in cui le aziende nazionali sono state capaci di produrre, innovare, crescere, andare sui mercati internazionali, io che sono curioso per natura e ho spazio mentale a disposizione, non mi sono fatto mancare l’occasione di vedere com’è la pubblicità non Milanocentrica.

Così mi sono mescolato, nelle prime serate di ACE (AssoComEvents), a clienti ed agenzie di Verona, Torino, Modena, visitate da tutto lo stato maggiore di Assocom in un tour che sa di Marketing Associativo ma soprattutto di messaggio positivo, di attenzione per i dettagli, di cura nell’organizzazione. Ho sentito parlare Imprenditori, scrittori, musicisti, quanto me curiosi di capire come mai l’associazione delle grandi agenzie proponesse qualcosa di così poco popolare come la cultura. Perché di questo si è parlato, in queste serate. Che fosse uno scrittore per bambini come Antonio Ferrara, o Rigo Righetti, il bassista del Liga, un vincitore del Campiello (Marco Balzamo) o un Giovanni Rana che chiaccherava in qualità di pastaio, non di grande imprenditore internazionale, quello che l’associazione di Marco Testa ha voluto evocare è quanto la qualità semplice, riflessiva, antica e contemporanea del pensiero italiano possa essere la piattaforma da cui ripartire dopo anni di crisi dura, selettiva, epocale.

E sono i sorrisi pacati, la frasi lineari, la mancanza di prosopopea le cifre di queste serate. Dove, finita la parte ufficiale, si poteva mangiare una tartina e continuare a parlare con clienti, sponsor, agenzie, di cosa di buono c’è ancora in questo mestiere. Magari partendo dall’aceto balsamico e dalle sue antiche e pazienti pratiche in un’antica azienda modenese, dalla voglia di migliorare gli umani nella scuola di scrittura di Baricco, dell’importanza di crescere partendo dalla cultura più popolare, quella della pasta, o ricordando, in una bella serata al museo Branca, quanta sapienza e lavoro di grandi imprenditori come di sconosciuti emigrati ci sia alle spalle delle grandi marche nazionali,

Insomma, se proprio devo dirla tutta, è lo stile concreto, consistente, privo di esagerazioni del giovane team di organizzatori del vicepresidente Mauro Miglioranzi, che mi ha consolato. E’ da questa cultura pratica, da questa arte applicata alla realtà, dalla forza della storia dei nostri migliori territori che può ripartire il nostro comparto. E’ dal pronunciare senza timori la roboante parola cultura, e dal declinarla con le intelligenze più varie, che possiamo provare a riguadagnare il rispetto dei clienti, a recuperare la reputazione perduta di una intera Industry, a ritornare ad uno stile originale e “nostro” di comunicare.

Certo, come hanno sottolineato i dirigenti di Assocom ad ogni introduzione, non ci si può dimenticare che i grandi temi, il digitale, il programmatic, i Big Data influenzeranno i prossimi anni. Ma la risposta italiana non può svilupparsi che dalla nostra intelligenza, dalla nostra capacità di scrivere, pensare, suonare, cucinare, accogliere il talento ed il diverso.

Gli uomini e le donne della comunicazione italiana sanno che non saranno i NonHumans o il Predictive a portare il valore alle Marche. Quelli sono strumenti, sempre più nuovi e più affilati. Ma solo il Talento e le Idee faranno la differenza. Come sempre è stato.

Pasquale Diaferia @pipiccola

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